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La punzonatura facoltativa dei prodotti orafi con il CCM "Marchio Comune di Controllo" e la Convenzione di Vienna.

Cos’è la Convenzione di Vienna?
La “Convenzione sul Controllo e la Marchiatura degli Oggetti in Metalli Preziosi” (più nota come Convenzione di Vienna, dalla città in cui fu firmata il 15 novembre 1972) è un trattato internazionale che ha come scopo quello di “facilitare il commercio internazionale degli oggetti in metalli preziosi, garantendo, nel contempo, un’adeguata tutela del consumatore, considerata la particolare natura di tali prodotti”.

Chi aderisce alla Convenzione di Vienna?
Al momento aderiscono alla Convenzione 19 Stati (Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Israele, Lettonia, Lituania, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Svezia, Svizzera e Ungheria). Lo Sri Lanka e l’Ucraina stanno completando l’iter di adesione, mentre India ed Italia hanno manifestato la volontà di aderire.

Come funziona la Convenzione di Vienna?
La Convenzione prevede l’apposizione sugli oggetti di un “marchio comune di controllo” da parte di enti di controllo indipendenti (i c.d. “uffici del saggio”) designati dagli Stati aderenti, dopo aver verificato la rispondenza dei prodotti agli standard tecnici dettati dalla Convenzione medesima.
Tale verifica avviene tramite analisi a campione del lotto presentato, dopo uno screening mediante tecniche non distruttive.
Gli Stati aderenti consentono la libera immissione sul proprio mercato, senza nessun ulteriore controllo o marchiatura, degli oggetti recanti detto marchio.
Peraltro la Convenzione riguarda esclusivamente gli scambi tra gli Stati contraenti e non il loro mercato interno, né gli scambi con Paesi terzi.

Perché l’Italia non aveva, fino ad ora, aderito alla Convenzione di Vienna?
L’adesione alla Convenzione non è stata presa in considerazione dal nostro Paese fintanto che vi sono state realistiche possibilità di giungere ad una armonizzazione delle diverse normative nazionali in ambito dell’Unione Europea.
Tramontata definitivamente nel 2005, dopo oltre 11 anni di inutili trattative, l’ipotesi di una direttiva e preso atto che l’interpretazione del principio del “mutuo riconoscimento” data dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee è contraria agli interessi delle imprese italiane, l’adesione alla Convenzione di Vienna è divenuta l’unica via realistica da perseguire per consentire la libera circolazione dei nostri prodotti in metalli preziosi in numerosi mercati (alcuni dei quali rilevanti per il nostro export).

Data di pubblicazione: 30/08/2013 10:46
Data di aggiornamento: 30/08/2013 11:00